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In
occasione del Natale 2008, la Parrocchia insieme al Comune di S.Agata
Bolognese ha lanciato una iniziativa per ricordare il grande mistero
della nascita di Gesù, proponendo ai negozianti del centro-paese, di
allestire un presepio nelle vetrine dei loro esercizi. L’estro e la
fantasia (unita alla “voglia”= trad. la “voja”) si sono
avvicendati in una bella competizione, che ha manifestato, che il
“nulla” o il fatuo” del momento attuale, non ce l’hanno ancora fatta a
sconfiggere quel po’ di buono e di bello che c’è in ognuno di noi. Alle
forme tradizionali di rappresentare la Natività, si è aggiunta quella di
usare gli elementi che costituiscono la rendita del lavoro dei
commercianti. Così il negozio di frutta e verdura non poteva non
utilizzare i propri prodotti per fare il presepio. Entrando in esso, a
me ha colpito, come la capanna, che accoglieva il Figlio di Dio, era
fatta con le patate. Esse si prestavano bene per dare il senso
dell’umiltà e della solidità della grotta, divenuta dimora del Bambin
Gesù.
Che
strano accostamento!
Non è
forse la stessa cosa che giustifica la Sagra della Patata? Serve solo ad
uno “scopo gaudente” per il primo fine settimana di luglio? Quale
ragione spinge al sacrificio tutti i volontari, in essa impegnati?
Se lo
si chiede loro, la risposta è chiara: lavoriamo per la parrocchia!
Abbiamo la chiesa parrocchiale da restaurare!
Con le
patate….? Ebbene sì…Niente succede a caso!
Chi sa
leggere in profondità, si accorge che, negli avvenimenti quotidiani, ci
sono tanti segni, che indicano il cammino per la nostra grande famiglia
parrocchiale.
E se
le patate crescono lungo il nostro percorso, ciò significa che
esse vogliono essere al nostro servizio.
Certo,
il loro destino è tragico. E’ vero. Finiscono nell’olio bollente di una
friggitrice, o nella pentola, o nel cuore di un tortellone. Si mescolano
con uova e farina e diventano pasta per gnocchetti. Si confondono anche
con lo zucchero e il ghiaccio, per trasformarsi in gelato…
Guai
se una patata, consapevole della sorte che le viene riservata, si
nascondesse sottoterra, magari chiedendo aiuto ai vermi del sottosuolo.
Essi la salverebbero dalle mani assassine dei contadini e dei cuochi.
Essi andrebbero ben presto a dimorare dentro di lei, ma le mangerebbero
il cuore e ben presto morirebbe, senza servire a niente:
essere buttata via e calpestata dai passanti…
Essa
invece sa che quando viene strappata dalla sua radice, svestita del suo
abito, messa a bollire o, tagliata a fette, a friggere, può servire per
grandi cose… Come
sarebbe bello che anche a qualcuno, che verrà alla Sagra, mosso solo
dall’acquolina per le patatine fritte, balenasse il pensiero che,
nonostante quel terribile vizio capitale che è la gola,
assassina più della spada, mangiando patate, contribuisce a comprare
qualche mattone (e ce ne vogliono tanti) per tenere in piedi la casa di
Gesù.
Allora, che cosa aspettate? Noi siamo già in pentola…
Donga |