"IX
SAGRA della PATATA" |
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PARROCCHIA DEI SANTI ANDREA E AGATA
3 &
4 LUGLIO 2010
Mercato, Bancarelle e attività
Promozionali |
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STORIA DELLA PATATA
La patata è originaria del Sudamerica, più esattamente del Perù. Gli Incas,
che la chiamavano "Papa", la coltivavano già nell’800-900 Avanti Cristo...
La
storia delle patate è degna di un romanzo d’avventura,
fatta com’è di scontri, lotte e battaglie, che si concludono però con
l’immancabile lieto fine. Questo tubero ha incontrato in Europa tante
resistenze e tante diffidenze, e ancora più ostacoli ha trovato in
Italia, dove è diventata un alimento comune solo nel
19esimo secolo. Ossia molto dopo che la
patata era entrata nell’alimentazione quotidiana in altri paesi, come
Irlanda e Olanda.
Originaria delle Ande, dove viene coltivata dagli indios da più di
5000 anni, fu portata in Europa dagli
spagnoli (da
Francisco Pizarro per la precisione) che l’avevano
scoperta durante la conquista del Perù, nel
14esimo secolo. Più tardi, dalla Spagna si diffuse in Italia in
Germania e, poco prima della Rivoluzione, in Francia per merito dei
carmelitani scalzi e dei certosini, divenendo un cibo da ospizi e
ospedali. In tutta Europa però, per quasi due secoli, venne considerata
solo una curiosità botanica e una pianta d’appartamento. Le ragioni?
Innanzitutto l’aspetto inconsueto e l’appartenenza alla famiglia delle
Solanacee (come la belladonna o la dulcamara), piante dalle foglie
velenose che erano in odore di stregoneria o venivano considerate
dannose per la salute. Inoltre si trattava di una pianta diversa da
quelle a cui erano abituati gli europei: il fatto che non si potesse
usare per panificare e non si potesse mangiare cruda la rendevano poco
attraente agli occhi dei contadini, che non sapevano bene come
consumarla. Nel 1565 Filippo II di Spagna
inviò al papa un certo quantitativo di patate, che vennero scambiate per
tartufi e quindi assaggiate crude, con ovvio disgusto.
Ci vollero dapprima la guerra dei Trent’anni anni
(1618-1648) e poi le epidemie e le
carestie della metà del ‘700 per superare
questi tabù, diffondere la conoscenza delle patate e avviarne la
coltivazione sistematica in Irlanda, Inghilterra, Olanda e Prussia.
Nello stesso periodo, in Francia, nonostante la pubblicità della
famiglia reale (Maria Antonietta ne portava addirittura i fiori sul
corpetto), la patata non ebbe grande successo: il suo “sdoganamento”
avvenne più tardi, per merito di
Antoine Augustin Parmentier,
farmacista ed agronomo che la scoprì durante la guerra dei Sette Anni
(1756-1763) e che la valorizzò in patria
riuscendo a dimostrare, nel 1773,
l’infondatezza dei pregiudizi ai luminari dell’Accademia di Medicina di
Parigi. Per farle conoscere, fece piantare interi campi di patate nelle
terre attorno a Parigi, ottenendo dal re che fossero sorvegliati dai
soldati durante il giorno. La notte, gli abitanti della zona,
incuriositi, rubavano i preziosi tuberi, assicurandone in tal modo la
pubblicità. Durante la rivoluzione del 1789
la patata si impose come cibo popolare, e all'inizio dell'ottocento
trovò la definitiva consacrazione anche nella haute cuisine.
In effetti, la prima ricetta giunta fino a noi è tedesca e risale
addirittura al 1581, ma fu in Francia che
un ricettario completo fu dedicato a questo tubercolo nel
1793; il primo di una lunga serie.
Anche in Italia, dov’era stata introdotta dal granduca Ferdinando II di
Toscana, la patata ebbe a lungo scarsa fortuna, tanto che fino al
1580 fu usata solamente come pianta per
ornare i giardini. A capirne il potenziale fu lo scienziato Alessandro
Volta, che ne promosse la conoscenza presso il mondo scientifico. Nella
seconda metà del 1700 iniziarono
coltivazioni su larga scala in diverse regioni italiane, principalmente
nelle zone degli archi appenninici e alpini. Numerosi testi della prima
metà dell'800 rivelano però che la patata stentava ad affermarsi, perché
veniva ancora considerata cibo per poveri e, quindi, era disprezzata
dalla borghesia. Nel 1845-46 le
coltivazioni italiane furono attaccate dalla peronospora: questo indusse
a studiare più a fondo questa pianta, in modo da debellare il problema,
e fece fiorire l’interesse per le patate. Risultato: la coltivazione
uscì dalla “minore età”, durata più di un secolo, e la patata
perse l’immagine di stranezza esotica diventando un alimento
popolarissimo.
D’allora la storia delle patate è una
storia felice: quella delle sue varietà e delle sue molteplici ricette.
PER
CONOSCERLA MEGLIO
SOLANUM
TUBEROSUM L. è il nome scientifico di questa pianta erbacea perenne
con fusto eretto, foglie nervate e fiori disposti a grappolo di
colore bianco o violaceo. Dalle radici si dipartono degli stoloni
(in botanica lo stolone è un ramo lungo e sottile che nasce alla
base di alcune piante) che, ingrossandosi, formano i tuberi
commestibili noti come patate. Le parti verdi della pianta, compresi
i tuberi, contengono sostanze tossiche come la solanina e la
tropeina, alcaloidi pericolosi che si sviluppano quando la patata è
acerba o già germogliata. Per la riproduzione non si ricorre al
seme perché il primo anno produce un tubero molto piccolo, ma si
interrano piccole patate o semplici pezzetti del tubero. Dal
momento delle semina alla raccolta occorrono circa tre mesi. La
pianta è cespitosa con steli che non arrivano al metro di altezza;
i tuberi crescono raccolti in gruppi di forma e numero diversi a
seconda della varietà. Presente sul mercato praticamente tutto
l'anno la raccolta va da maggio a settembre e deve avvenire quando
le patata sono mature.
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